Giulia Lazzarini
MURI
Prima e dopo Basaglia
| MURI Prima e dopo Basaglia | |
| di Renato Sarti | con Giulia Lazzarini |
| Produzione: Teatro della Cooperativa | regia: Renato Sarti |
| in coproduzione con Mittelfest | scene e costumi: Carlo Sala |
| con il sostegno di Regione Lombardia | musiche: Carlo Boccadoro |
| Progetto Next | progetto luci: Claudio De Pace |
| con il sostegno della Provincia di Trieste |
15 Gennaio 2012
ore 21.30
Giulia Lazzarini, con impalpabile leggerezza e stupefacente densità espressiva, porta in palcoscenico l'esperienza di lavoro e di vita, di un'infermiera presso
l'ospedale psichiatrico di Trieste prima dell'arrivo di Franco Basaglia nel '72.
Camicie di forza, psicofarmaci in quantità disumane, lobotomia, elettroshock e ogni tipo di violenza e tortura erano all'ordine del giorno. In tre decenni di
esperienza, la protagonista vive il mutamento del manicomio: da luogo d'isolamento estremo, a luogo di comprensione e di cura. E allora, inevitabilmente, si mette in
moto un meccanismo, in cui il confine che separa la "normalità" dalla "follia" rivela tutta la sua precarietà.
«L'anno scorso, in occasione del trentennale dell'entrata in vigore della legge Basaglia, raccolsi delle testimonianze con l'intento di farne un testo che partisse
però dall'altra parte della barricata, quella degli infermieri. E l'aspetto più significativo della ricerca è stato quello di scoprire che
l'esperienza di Basaglia ha scardinato le ipocrisie e le arretratezze della società italiana, ha sbriciolato convinzioni che riguardavano la sfera più
nascosta dell'intimo e del personale perché - come diceva Saba - il dolore è eterno, ha una voce e non varia. L'infermiera del testo, Mariuccia, figura di
donna semplice del popolo, riflette su quello che ha visto e vissuto in ospedale con la lucidità estrema, quasi spietata, di chi si rende conto che la spinta di
quegli anni si è affievolita e rischia di finire inghiottita dall'indifferenza che - in un brusio continuo di antenne e motori - sempre di più ci avvolge
e ottunde». Renato Sarti